Jerusalem
(Il sogno di Ytzhak Rabin)

di Alberto Mieli

Calda come la pietra quando il sole se ne va
vecchia città che spera in una nuova libertà
per strada tanti occhi s’incontravano
e bocche aperte in piazza che ascoltavano

Io vivo lontano ma era come fossi lì
Mano del cerchio umano, che fu il mondo che si unì,
Quando gli occhiali dal suo naso caddero
Coi fogli e le parole come petali di sole al buio giù,

E a un tratto non c’è più
qualcuno che raccolga quella mano,
La salvi la porti lontano,
No, la gente mia non può riprendersi quel sogno appena nato,
fragile, dedicato ad un bambino che, somiglierà un po’ a te.

***
Sognare e risognare che non sia andata così
Che presto due mani ancora scriveranno un nuovo si
Per quella legge che gli uomini chiedono
Per le cose che i popoli si scambiano

Si, domani sarà qui il sogno maltrattato del futuro
E capirai di sicuro che volare è, cantare insieme a me
Si, domani sarà qui, negli occhi di una ragazza che da lontano
Verrà e prenderà per mano quel ragazzo che
Somiglia proprio a te.